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Scismi e sette
Da parte loro, i musulmani sciiti si misero a predire che un « salvatore » sarebbe venuto a vendicare i veri discepoli di Mahomet, a spazzare via l'ordine sociale stabilito dai rinnegati, a distruggere il male e ristabilire il bene. Ne è risultato che l'islam sciita è diventata la « religione degli oppressi dellislam » e che quasi tutte le grandi rivolte del mondo musulmano si sono confuse con quella dello sciismo. Fino a che un certo ayatollah Komeini non è venuto a stravolgere i dati del problema facendo dello sciismo iraniano una religione opprimente, seguendo l'esempio degli altri rami dellislam.
Le rivalità preesistenti nel mondo arabo che trovarono sfogo nellislam furono allorigine di molte sette islamiche che sorsero fin dal VII secolo. Lo Sciismo fu esso stesso soggetto a divisioni e a dissidenze che riflettevano il carattere tribale della società musulmana. Non più del cristianesimo, lislam non è mai stato monolitico. E' un conglomerato di comunità che si rifanno al corano ma che ne fanno delle interpetrazioni a volte molto diverse le une dalle altre.
Nel 683, dopo il soffocamento della rivolta di Mokhtarin favore di Muhammad ibn al-Hanafiya figlio dAli gli sciiti si divisero in parecchi gruppi senza aver saputo mettersi d'accordo sulla persona del loro califfo. Una fazione prese per capo Abu Hâchim figlio di Muhammad ibn al-Hanafiya ma si frantumò in una infinità di gruppuscoli dopo la morte di questo pronipote di Maometto. Una di queste sette si strutturò intorno ad un discendente di Al-Abbas che era uno degli zii del « profeta ». Questa sarà il cuore della rivolta abbasside che porrà fine alla supremazia dei califfi omayiadi. Tuttavia, la rivoluzione abbasside dopo aver ristabilito ana parvenza di uguaglianza tra musulmani non riuscì a imporre ai credenti i princìpi che erano stati alla base della dissidenza sciita. I capi Abbassidi sarebbero presto ricaduti negli stessi errori dei loro predecessori.
Le altre fazioni sciite si ripiegarono su sé stesse per erigersi di nuovo in « partito degli oppressi ». Ne risultò, da parte loro, una visione pessimista del mondo con, in conseguenza, l'elevazione della sofferenza a valore di liberazione. Il culto del martire islamico si sarebbe sviluppato intorno a questo concetto. I musulmani sciiti cominciarono a venerare le tombe dei loro primi martiri, Alì e i suoi figli. Il genero divenne per loro una specie di Cristo mentre la sua sposa Fatima figlia di Maometto trasmutava in una sorta di « santa vergine » modello islamico. La morte dAli fu presentata ai fedeli come una sorta di « passione » che mirava a liberare il mondo(arabo).
Sotto il regno dei califfi abbassidi, lo sciismo si divise in diverse diramazioni, moderate le une, le altre francamente estremiste. I Duodécimains, che accettarono l'autorità di una dozzina di imam, finirono per sparire verso l'anno 850. gli Ismailiani, da parte loro, si fermarono al settimo imam, per la cronaca Ismail (figlio di Jafar), che fu squartato per le sue tendenze fin troppo rivoluzionarie. Quanto agli Zaiditi, sostituivano il quinto imam con Zaid (morto nel 743), nipote dAl-Hossain. Si noterà che gli Ismailiani denunciarono, con virulenza mai vista fino allora, il modo di vivere delle classi dominanti. Ciò permise loro di cristallizzare lo scontento della gente minuta e degli oppressi.
Considerata da certi storici come una « minoranza ideologica creatrice », la setta degli Ismaïliens traeva forza da una grande coesione ma anche da aspetti innegabilmente esoterici della sua dottrina religiosa. Così adottarono il « principio dell'emanazione del mondo, prodotti da un intelletto e un'anima universali, essi stessi creati da dio ». Per loro, la « rivelazione » ha seguito un processo con sette « parlatori » (Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù, Maometto e il madi) e sette « silenziosi » o « interpetri dei parlatori ». Ne risulta che per questi musulmani, Maometto di cui Alì fu il « silenzioso » - non è più il « sigillo dei profeti ».
E' sotto il califfato dei Fatimidi che si vedrà apparire un regime politico-religioso derivante dalla dottrina degli Ismailiani. A partire da quell'epoca, si vedrà apparire tutti i tipi di sette musulmane che si ricollegano allo Ismailismo, come i Drusi de Siria et del Libano, i Nizari o « Hashishiya » (amatori di hashish, nome che, per deformazione, darà « Assassini » ) ugualmente in Siria e in Libano, o ancora i Mosta'liani dIndia e dAfrica orientale.
L'esplosione dellislam in una moltitudine di sette e sotto-sette ebbe, senza dubbio, un ruolo nellindebolimento del grande impero arabo-musulmano che si era costitutito nella raffica di campagne condotte da Maometto e i suoi successori immediati. Ma questo ruolo non fu essenziale. In realtà, lislam era lungi dall'essere la religione « universale » vantata dai suoi zelatori.
L'impero musulmano copriva un mosaico di popoli che erano molto diversi gli uni dagli altri, che si tratti delle loro origini etniche, della loro cultura o della loro lingua. Cosa che non mancò di porre numerosi problemi per l'applicazione di una sharija i cui princìpi fondamentali, tipicamente arabi, urtavano i popoli conquistati. Inoltre, questi princìpi rimanevano vaghi e incerti. Le classi dirigenti musulmane presero presto l'abitudine d'adattare la legge coranica alla loro volontà o alle necessità del momento mentre la promiscuità che esisteva - in virtù della Umma - tra ambienti religiosi e politici, non poteva che suscitare disordini risultanti dalle « fermentazioni religiose » e dalle inevitabili ambizioni personali e tribali.
Presso i musulmani sunniti, meno dogmatici degli sciiti, la grande diversità della « sunna » - base della legge non scritta (legge di costumi che si trasmetteva oralmente) autorizzava numerose interpetrazioni. Associate a una struttura interna relativamente liberale e senza clero, queste possibilità d'interpetrazione della legge coranica permettevano alle comunità sunnite d'evitare le dissidenze che scuotevano il mondo sciita. Ne risultò che presso i sunniti, religione e potere politico divennero rapidamente indissociabili. E' la consacrazione del principio della Umma che fa sì che, ancora oggi, la nozione di « stato laico » è totalmente estranea alla mentalità musulmana. Per un musulmano, la religione prevale sullo stato e lo stato protegge la religione (36).
Gli Arabi erano poco portati all'arte della pittura (un beduino non si carica di oggetti inutili e fragili) ma eccellevano in quella della poesia. Le immagini che datano dell'epoca maomettana sono quasi esclusivamente miniature e piccole decorazioni. La cultura araba era puramente orale, è una cultura del « verbo », come quella degli Israeliti. Non si conosce ritratto di Maometto di cui si diceva che non era nè grande, né piccolo, né grosso , né magro. I suoi capelli non erano né troppo crespi, né troppo ondulati. Il suo viso non era né troppo magro, né troppo in carne, con occhi neri e lunghe ciglia. Aveva la pelle bianca leggermente rossastra. Le mani e i piedi erano carnosi. Era dunque un uomo molto qualunque, senza segni fisici particolari. Questa descrizione (secondo il suo discepolo Omar) non fa alcuna allusione alla barba, che era tuttavia frequente, alla sua epoca, presso gli uomini di origine semitica.


La
genealogia delle sette musulmane
secondo il libro di René Kalisky
(LIslam : origine ed espansione del mondo arabo 1968).
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