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Wahhabismo e fanatismo
Il
« wahhabismo »,
è la religione di stato su cui i reucci del petrolio
– i famosi « principi sauditi » - hanno
fondato il loro potere con l'appoggio degli Stati Uniti. E' il
feudalesimo all'alba del III millennio col suo insegnamento
strettamente limitato al corano
(per il popolo, non per i « principi » che
frequentano le scuole occidentali e le puttane di madame Claude), i
suoi giudizi ignobili e le sue pene di morte senza appello eseguite
con la sciabola (decapitazione) o a colpi di pietre (lapidazione). Il
wahhabismo, è la religione che ha ispirato un certo Osama Bin
Laden ma anche i « talebani » di sinistra
memoria. Per un saudita, il « buon musulmano »,
è colui che si sottomette alla dittatura dei capi wahhabiti.
Ora, il wahhabismo continua ad espandersi col trucco di pretese
« associazioni culturali » che sono finanziate
dai Sauditi. Pagano anche dei « missionari »
che infiltrano le comunità musulmane un po' dappertutto nel
mondo e specialmente in Europa.
Finanziano delle scuole
coraniche (a condizione che vi s'insegni il wahhabismo) e delle
moschee in cui i
loro imam verranno a gettare lo scompiglio negli spiriti e predicare
la guerra santa. Si trovano gli agenti sauditi tanto nelle
prigioni belghe quanto nei vecchi paesi balcanici in cui si
mostrano molto attivi.
Il wahhabismo è indissociabile dal regime Saudita. Ne è il supporto e la giustificazione. I « principi » sauditi non sono nulla senza l'appoggio dei capi religiosi wahhabiti. Inversamente, il wahhabismo non può diffondersi che con l'appoggio finanziario del clan dei Saud. Ma noi non dobbiamo mai perdere di vista che questo clan di beduini non deve la sua ricchezza che al petrolio e a quelli che glielo comprano : Europei, Nord-Americani e Asiatici. Ogni volta che noi compriamo un litro di benzina d’origine araba, noi finanziamo indirettamente i « pazzi d’Allah » e altri criminali della stessa risma che beneficiano dell'appoggio dei Sauditi. Se un accordo internazionale venisse ad essere adottato in vista di mettere il petrolio saudita sotto embargo,il potere dei « principi del deserto » e dei capi wahhabiti crollerebbe in pochissimo tempo.
Il « wahhabismo » è una dottrina raccomandata dagli adepti di una setta musulmana molto pericolosa che trae il suo nome da colui che fu il suo fondatore, un certo Muhammad Abd al Wahhab, un « rinnovatore » (sic) dell’islam che visse nel XVIII secolo. Essa ha imposto i suoi principii arcaici nella maggior parte dell'Arabia – dalla Mecca a Oman – fin dall'inizio del XIX secolo. Ma all'inizio del XX secolo, la sua influenza si è a poco a poco ridotta alla piccola repubblica del Nedj la cui capitale è Riyad. E' questa piccola repubblica che diventerà, in seguito, il regno d’Arabia saudita (dopo la fusione del Nedj et dell'Hejaz). Presso i musulmani wahhabiti, i « dottori della fede e della dottrina » sono chiamati « ulema ». Essi corrispondono ai « mullah » degli Iraniani. Sono consultati dai « cadì » (agenti dell'autorità legale). Si noterà, a questo proposito, che gli avvertimenti dati dai « dottori della fede » non avevano valore vincolante fino al X secolo della nostra era. E' in quell'epoca che i Turchi Selgiuchidi prendono Bagdad e costringono il califfo abasside ad attribuire loro il titolo di sultani. I « dottori della fede » ne approfittarono per reclamare (e ottenere) il diritto di essere i soli depositari della legge. Gli Ottomani riorganizzarono l'insieme delle autorità religiose su questa base stabilendo una gerarchia di « mufti », giuristi a cui si chiedevano pareri e che promulgavano le « fatwa » dopo aver consultato i « dottori ». Questa struttura politico-religiosa fu abolita nel 1924 ma sussiste nei numerosi paesi musulmani, ufficialmente (Arabia, Iran,…) o ufficiosamente (Pakistan, Magreb,…).
Il fondatore della dinastia dei Saud fu Muhammad ibn Saud (nato verso il 1705, morto nel 1785). Semplice capo locale (della città di Dariya), fu influenzato da Wahhab di cui propagherà la dottrina integralista e bellicosa. Fu insieme il genero e il condottiero di Wahhab. Dopo la sua morte, il wahhabismo si ripiegò su sé stesso e non rifarà parlare di sé che nel 1902, quando el Wahhab Abd-al-Aziz Inb Saud decretò la lotta per la protezione del wahhabismo e contro l'influenza Turca. Ibn Saud riuscì allora ad estendere la sua influenza sulle altre regioni della penisola araba. S'impadronì della Mecca nell'ottobre 1924 e cacciò il re Hussein dal regno di Hejaz (con l'appoggio degli Inglesi). Poi obbligò il re Ali, successore di Hussein a cedere Jedda, l'unica città che lui controllasse ancora. Abd-al-Aziz (Abdul Aziz) Ibn Saud si farà incoronare re d’Arabia alla Mecca nel1926.
Principe
della dinastia wahhabita di Riyad, Abd-al-Aziz Ibn Seud visse la
giovinezza in esilio alla corte di Kuwait, essendo la famiglia stata
cacciata da una dinastia vassalla. Dal 1902, all'età di solo
22 anni, il giovane capo, che aveva preso le armi contro gli
usurpatori, s'impadroniva della sua capitale di Riyad, poi si
proclamava re del Nejd e imam dei Wahhabiti (1904).
Con i suoi
guerrieri,continuò la lotta e conquistò un accesso al
mare, nella regione di Bassora, a spese dei Turchi. Durante pa prima
Guerra mondiale, si schierò dalla parte degli Inglesi, che
finanziarono le sue spedizioni. Vincitore degli Hascemiti,
s'impadroniva della Mecca
nel 1924 e ne cacciava lo sceriffo Hussein.
Sei anni più
tardi, Abd-al-Aziz Ibn Séud prendeva il titolo di re d'Arabia
saudita. Mise allora un limite alle sue ambizioni e concluse
delle alleanze con i suoi vicini. Grazie allo sfruttamento delle
ricchezze del suo sottosuolo, il re accumulò una ricchezza
favolosa e modernizzò il suo paese. Morì nel 1953.
Un « piccolo re » così carino !
Abdul Aziz Ibn Seud, come perfetto adepto di maometto, amava la guerra al di sopra di tutto. Un giorno mentre mostrava la sua sciabola più preziosa a uno dei suoi visitatori, dichiarò : « Questa sciabola ha abbattuto uno dei miei più temibili rivali. Prima l'ho ferito alla gamba per metterlo fuori combattimento. Poi l'ho colpito al collo. La sua testa è caduta di lato e il sangue si è messo a sgorgare come da una fontana. Il terzo colpo è stato portato al petto : ho visto il suo cuore tagliato in due, palpitante. E' stato un momento strano di felicità. Ho baciato la mia sciabola » ! ! !
Questo è il « lirismo arabo » ! Questo fu il fondatore della dinastia dei Saud !
Abdul Aziz era un assassino alla moda islamica, crudele e senza pietà, godeva della morte, di ciò che essa può avere avere di più orribile. I suoi successori non valgono più di lui. Il primo re d’Arabia saudita era certamente un grande cacciatore che inseguiva senza sosta le gazzelle ma anche le verginelle. Sempre l'esempio del « profeta» !
E' tuttavia un Inglese - islamizzante e contorto come un Arabo – che sarà all'origine della fortuna dei Saud fungendo da intermediario tra il nuovo regno e i prospettori al servizio delle compagnie petrolifere americane. Si chiamava Harry St John Philby e suo figlio sarà tristemente celebre per avere, per anni, tradito la Gran Bretagna a vantaggio dell’URSS. Buon sangue non mente !
All'inizio del 1931, i primi incontri furono organizzati tra Abdul Aziz (o i figli o i ministri) e i rappresentanti delle compagnie americane, fra i quali Karl Twitchell e l’avvocato Lloyd Hamilton (della Standard Oil of California o Socal). E' allora che l’ Irak Petroleum Company (società britannica malgrado il nome) tenterà di contrastare l'offensiva USA in Arabia. Ma non si teneva conto del doppio gioco di Philby e del peso finanziario degli Americani. Il 29 maggio 1933, Abdullah Suleiman (ministro delle finanze d’Abdul Aziz) e Lloyd Hamilton firmarono l'atto di concessione che avrebbe inondato il golfo persico di capitali. La Socal ottenne il diritto esclusivo di prospezione in cambio di 170.000 dollari, pagati in oro malgrado la regolamentazione americana dell’epoca.
E' la scoperta di immense riserve di petrolio nel sottosuolo dell’Arabia che permetterà alla neo dinastia dei Saud di consolidare il suo potere assolutista e teocratico. Permise anche ai Saud di finanziare la propaganda in favore del wahhabismo, religione ufficiale del regime. Lo scopo riconosciuto dei Saud è, in effetti, d’imporre il wahhabismo all'insieme delle nazioni musulmane e persino al mondo intero. Il regime Saudita deve dunque essere guardato come estremamente pericoloso per la pace nel mondo. Bellicoso e conquistatore, il wahhabismo è una dottrina super conservatrice e risolutamente passatista che mira a mantenere le masse popolari nell'ignoranza delle realtà scientifiche e filosofiche. E' il wahhabismo che ha ispirato i metodi messi in opera dai talebani. E' la dottrina che insegnano i discepoli di Osama bin Laden. Si stima che i wahhabiti sono da 8 a 10 milioni, ciò che rappresenta ben poca cosa paragonato alla massa dei musulmani (meno dell'1% del totale). Ma dispongono di risorse finanziarie considerevoli, forse uguali o superiori a quelle di cui dispongono le altre etnie islamiche.

Noi,
non abbiamo petrolio ma
idee ! Per i Sauditi, è l'inverso. Non si può
avere tutto!
Notiamo ancora che il regime saudita non ha potuto svilupparsi che con l'appoggio delle nazioni occidentali, essenzialmente gli Stati Uniti i cui presidenti, a partire da Franklin-Delano Roosevelt, si sono sempre atteggiati a « protettori » dei despoti di Ryad. John-Fitzgerald Kennedy non aveva dichiarato un giorno che l’Arabia saudita era…il 51° stato americano? ? E' d'altronde la presenza delle truppe americane sul suolo saudita che è servita da pretesto a Bin Laden per dichiarare la guerra santa contro gli Stati Uniti e i loro alleati. Per i dirigenti wahhabiti, la totalità del territorio saudita deve essere visto come una moschea e non può, per questo (in virtù del corano), accogliere « infedeli » e « miscredenti ».
Sul piano storico, il clan dei Saud aveva costituito un piccolo regno teocratico fin dal 1792 nel suo feudo del Nedj. Ma, alla fine del XIX secolo, sono destituiti e devono esiliarsi in Koweit. E' da lì che Abd al-Aziz ibn Saud comincerà la riconquista del potere. Ci riuscirà a tappe, dal 1904 al 1932, con l'appoggio dei capi wahhabiti e degli occidentali. Suo figlio Saud gli è succeduto nel 1953 poi conferisce i poteri a suo fratello Feisal poi glieli toglie e lo richiama di nuovo al potere nel 1962, quando scoppia la rivoluzione yemenita. Saud sostiene dapprima i reali dello Yemen, poi, sempre mutevole, si allea ai repubblicani. E' allora la rottura definitiva con Feisal che si fa proclamare re il 1° novembre 1964. Nemico irriducibile del popolo Ebreo (dunque d’Israele), Feisal ottiene da Nasser il ritiro delle truppe dallo Yemen. Il 25 marzo 1975, viene assassinato ( Le vecchie tradizioni arabo-musulmane sono dure a morire !) da un uomo che sarà dichiarato « pazzo ».

Questa
caricatura di Feisal data degli anni 70
(cliccare
per ingrandire).
E' stata pubblicata da « Pilote ».
Khaled, fratello di Feisal, accederà al potere ma sotto il controllo del fratellastro - l'emiro Fadh ben Abd el-Aziz - l’ «uomo forte del regime» che non tarderà, « coutume » oblige, a rovesciare il sovrano in carica. Oggi, è Abdallah, figlio di Fadh, che detiene il potere effettivo.
La sovversione Saudita, molto ben organizzata, è finanziata dai petrodollari. E lo sarà fino a quando i paesi detti « democratici » compreranno petrolio dai produttori di questo paese. Bisogna essere coscienti del fatto che ogni volta che noi compriamo del carburante, benzina o gasolio, proveniente dall’Arabia saudita, noi finanziamo indirettamente il terrorismo islamico.
Bisogna dunque che misure politiche ed economiche siano prese urgentemente. Noi dobbiamo cacciare l’Arabia dei Saud dalla società internazionale. Dobbiamo persino andare più in là e chiamare i dirigenti sauditi davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. Sono infatti colpevoli di crimini contro l'umanità.

La
grande moschea di
la Mecca, al cui
centro si trova la
Ka’ba.
E' un focolaio di sedizione su piano
internazionale.

La
grande moschea di
Medina - la
seconda « città santa » dell’Islam
– in cui si trova la tomba di Maometto.
Se
ne avessero il coraggio, gli Americani andrebbero a radere al suolo
Ryad e la Mecca
piuttosto che prendersela col regime di Bagdad e con lo sfortunato
popolo Iracheno (l'idea di bombardare
La Mecca segue tuttavia il suo percorso negli USA).
Saddam
Hussein è un « democratico » se ci si
prende il fastidio di paragonarlo alla famiglia dei Saud. E in ogni
modo, attaccare una nazione indebolita – e quasi disarmata –
con una armata di 350.000 uomini dotati delle armi più
moderne, non ha nulla di cui andare fieri. E' piuttosto uno scandalo.
Vincendo senza pericolo, si trionfa senza gloria !
Ma gli Americani, molto, troppo opportunisti, non avranno mai il coraggio di prendersela direttamente e apertamente con i veri fautori dei disordini. Vedremo più in là che hanno elaborato un piano in due o tre fasi di cui l'invasione dell'Iraq non è che la prima fase. Se fossero onesti, bisognerebbe che riconoscessero che in Arabia, come in altre regioni del mondo, hanno favorito gli interessi di dittatori infami col solo scopo di salvaguardare i loro « business ». Da Franklin-Delano Rossevelt a George-Walker Bush, non hanno mai smesso « lustrare le pompe » dei Saud per ottenere consegne di petrolio a basso prezzo. Si è visto, l'11 settembre 2001, come gli Americani furono ringraziati del loro appoggio ! E' Bin Laden, il loro vecchio « protetto » (48), l’amico dei Saud, che ha loro ricordato fino a che punto gli Arabi potevano essere furbi !
E' triste da dire quando si pensa alle migliaia di vittime innocenti, ma gli Americani non hanno fatto, quel giorno, che raccogliere i frutti della loro politica opportunista e del loro mercantilismo ad oltranza. Tanto va la gatta al lardo…. Conoscete il seguito : alla fine ci rimette la zampa. Ma, come succede abitualmente, è il popolo che ha pagato e che continuerà a pagare, non i dirigenti politici che furono all'origine dei fatti. Per di più, quei « dirigenti » si sono affrettati ad atteggiarsi a vittime. Per caso hanno preso lezioni dagli islamici, questi esperti di « vittimismo » ?
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